Abstract

Recentemente una Task Force multidisciplinare internazionale di esperti composta dai rappresentanti di 11 diverse nazioni ha redatto un aggiornamento delle linee guida pubblicate nel 2014 dall’EAACI (European Academy of Allergy and Clinical Immunology) 1 sulla prevenzione dell’allergia alimentare di tipo IgE-mediata in bambini fino a 5 anni di età, nella popolazione generale e ad alto rischio. (...)

Articolo

Recentemente una Task Force multidisciplinare internazionale di esperti composta dai rappresentanti di 11 diverse nazioni ha redatto un aggiornamento delle linee guida pubblicate nel 2014 dall’EAACI (European Academy of Allergy and Clinical Immunology) 1 sulla prevenzione dell’allergia alimentare di tipo IgE-mediata in bambini fino a 5 anni di età, nella popolazione generale e ad alto rischio 2. Queste raccomandazioni, non applicabili per bambini che hanno già sviluppato un’allergia alimentare, né riferibili a forme di allergia non IgE mediate, sono il frutto della sistematica revisione di 41 trial randomizzati e 5 studi prospettici. È stato utilizzato un consolidato approccio di valutazione (Grading of Recommendations Assessment, Development and Evaluation, GRADE) che, minimizzando i bias, definisce il grado di evidenza del rischio 3,4.

Queste raccomandazioni sono rivolte a specialisti, soprattutto pediatri e allergologi, per assistere le famiglie nell’approccio alla prevenzione delle allergie alimentari infantili. Sottolineano come sia importante evitare restrizioni alimentari potenzialmente dannose alle donne in gravidanza o in allattamento o ai bambini stessi, pesando rischi e benefici, costi per le famiglie e per la società.

Di seguito sono sintetizzate le principali conclusioni della revisione.

In linea con le indicazioni della World Health Organization le linee guida dell’EAACI anche nella forma aggiornata promuovono naturalmente l’allattamento materno esclusivo, preferibilmente per almeno 6 mesi, anche se le evidenze che esso possa prevenire le allergie alimentari in generale o specificamente l’allergia al latte vaccino sono insufficienti. Quando è necessario introdurre un sostituto del latte materno nella dieta del lattante la raccomandazione aggiornata dell’EAACI è di evitare nella prima settimana di vita comunque l’integrazione regolare con una formula adattata normale nei bambini allattati al seno, in quanto potrebbe essere associata a un rischio maggiore di sviluppare un’allergia alimentare. Una temporanea alternativa potrebbe essere rappresentata dal latte materno di una donatrice, da un idrolisato proteico del latte vaccino o da una formula a base di amminoacidi, a seconda delle necessità cliniche e nutrizionali del bambino e di fattori culturali ed economici delle famiglie. Però non esiste una consistente evidenza che l’utilizzo di un idrolisato proteico come sostituto della formula adattata di proteine del latte vaccino per un periodo più lungo, riduca il rischio di allergia alimentare né che possa essere dannoso. Resta anche sconsigliata l’introduzione di una formula di latte a base di proteine della soia nei primi 6 mesi di vita per prevenire l’allergia al latte vaccino nei bambini, per i potenziali rischi legati alle concentrazioni di fitati, alluminio, e fitoestrogeni (isoflavoni).

La revisione inoltre suggerisce che evitare alimenti potenzialmente allergenici (latte, uova) durante la gravidanza, l’allattamento o nell’infanzia anche in combinazione con altri interventi non ha alcun effetto o solo minimo sul rischio di allergia alimentare nei bambini, con una evidenza incerta. Anzi il rischio associato a una dieta non bilanciata o la ridotta assunzione di nutrienti vitali e fibre avrebbe un effetto negativo sulla salute delle donne in gravidanza o allattamento e sui bambini in età prescolare. Nello specifico la Task Force dell’EAACI dopo la revisione di 6 studi sull’argomento, suggerisce che ad esempio l’introduzione di piccole quantità di uovo ben cotto rispetto a quello crudo o pastorizzato all’epoca dello svezzamento, tra i 4 e i 6 mesi, nella popolazione generale di lattanti come in quella ad aumentato rischio per allergie, verosimilmente riduce il rischio di allergie alimentari nella prima infanzia, con un livello di moderata evidenza. Gli studi considerati si basano sull’impiego di uova bollite per 10-15 minuti, e somministrate in quantità di 2 grammi di proteine di albume per settimana o meno per prevenire l’allergia all’uovo. Reazioni avverse incluso lo shock anafilattico sono state riportate in studi in cui venivano impiegate uova crude. Pertanto le linee guida ne sconsigliano l’utilizzo per i potenziali rischi rispetto ai benefici. Dalla revisione di 3 trial nella popolazione ad alta prevalenza di allergia ad arachidi, il consumo regolare di arachidi dai 4 ai 6 mesi di vita, in una forma edibile adeguata all’età (non come alimento solido per il rischio di inalazione!), nei bambini ad aumentato rischio di allergia, rispetto alla popolazione generale, probabilmente (livello di certezza moderato) riduce l’allergia all’arachide in età infantile rispetto alla esclusione dalla dieta dell’alimento nei primi 5 anni di vita.

Analogamente, la revisione sistematica di 8 trial sull’uso di vitamine e olio di pesce durante la gravidanza, proseguito durante l’allattamento o somministrato nei bambini fino a 5 anni di età, non inciderebbe in maniera certa sulla prevenzione delle allergie ad alimenti nei bambini piccoli, tranne nella popolazione pediatrica ad alto rischio ma con un livello di evidenza inconsistente. Viene quindi rimarcato che la supplementazione con vitamine, minerali e omega 3 può essere di beneficio in gravidanza o durante l’allattamento ma non con la finalità di prevenire le allergie alimentari nei bambini piccoli.

Sull’impiego di prebiotici e/o probiotici nelle stesse fasi di vita l’analisi di nove studi eterogenei per dimensione, tempi e durata della loro introduzione, non hanno permesso di elaborare una univoca chiara raccomandazione dell’effetto preventivo sulle allergie alimentari nei bambini studiati.

Infine la Task Force dell’EAACI ha valutato: a) l’utilizzo della vaccinazione con Bacillo Calmette-Guérin in popolazioni dove è alta l’incidenza della tubercolosi; b) dell’immunoterapia orale per la polvere di casa in bambini ad alto rischio; c) l’uso di emollienti come barriera cutanea per prevenire le allergie alimentari, concludendo che nessuno dei suddetti interventi avrebbe un impatto significativo sulla prevenzione dell’allergia agli alimenti dei bambini studiati.

References

  1. Muraro A, Halken S, Arshad S. EAACI Food Allergy and Anaphylaxis Guidelines. Primary prevention of food allergy. Allergy. 2014;69:590-601. doi:https://doi.org/10.1111/all.12398
  2. Halken S, Muraro A, de Silva D. EAACI guideline: Preventing the development of food allergy in infants and young children (2020 update). Pediatr Allergy Immunol. 2021;32:843-858. doi:https://doi.org/10.1111/pai.13496
  3. de Silva D, Halken S, Singh C. Preventing food allergy in infancy and childhood: systematic review of randomised controlled trials. Pediatr Allergy Immunol. 2020;31:813-826. doi:https://doi.org/10.1111/pai.13273
  4. Andrews J, Guyatt G, Oxman A. GRADE guidelines: 14. Going from evidence to recommendations: the significance and presentation of recommendations. J Clin Epidemiol. 2013;66:719-725. doi:https://doi.org/10.1016/j.jclinepi.2012.03.013

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Authors

Riccardina Tesse - Ospedale Giovanni XXIII, Bari

Elvira Verduci - Università di Milano

Sofia D’Elios - AOUP Pisa

Giuliana Ferrante - Università di Verona

Sara Rosati - Università di Pisa

Lorenzo Drago - Università di Milano

Diego Peroni - Università di Pisa

How to Cite
Tesse, R., Verduci, E., D’Elios, S., Ferrante, G., Rosati, S., Drago, L., & Peroni, D. (2022). Prevenzione delle allergie alimentari nella prima infanzia: le raccomandazioni EAACI 2020. Rivista Di Immunologia E Allergologia Pediatrica, 36(1), 28. Retrieved from https://www.riaponline.it/article/view/48
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